di Rossana Battaglia
L’allarme lanciato da diverse inchieste giornalistiche e quella aperta dalla Procura di Paola sull’uso di pesticidi nei campi di cipolla rossa in Calabria, soprattutto nella zona di Amantea-Campora, sta scuotendo l’opinione pubblica e l’intero comparto agricolo regionale. La notizia, rimbalzata sulle principali testate nazionali, solleva interrogativi seri sulla sicurezza alimentare e sulla sostenibilità delle produzioni locali.
Eppure, di fronte a questo scenario preoccupante, colpisce il silenzio del Consorzio di Tutela della Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. Nessuna dichiarazione, nessuna presa di posizione ufficiale, nessun chiarimento. Un vuoto comunicativo che rischia di confondere i consumatori e, soprattutto, di gettare ombre ingiustificate sulla filiera certificata.
Gli articoli di stampa, infatti, parlano genericamente di “cipolla rossa” senza distinguere tra produzioni comuni e la rinomata IGP di Tropea. Una mancanza di chiarezza che mette a rischio l’immagine stessa del marchio di qualità, conquistato con anni di lavoro e di sacrifici da parte di centinaia di agricoltori.
A sollevare la questione è Giorgio Durante Coordinatore regionale Movimento Difesa del Cittadino (Membro CNCU-Presso il MEF) Come associazione consumatori: “chiediamo al Consorzio di uscire dall’ambiguità e assumere pubblicamente una posizione:
•Le aziende aderenti sono coinvolte in questa vicenda?
•Sono stati avviati controlli interni o ispezioni straordinarie?
•Se le produzioni IGP non c’entrano nulla con l’uso di pesticidi, perché non dichiararlo chiaramente, prendendo le distanze da pratiche che ledono sia i consumatori sia i produttori virtuosi?
Il marchio IGP non è un’etichetta ornamentale, prosegue Durante, è un impegno verso la qualità, la trasparenza e la sicurezza alimentare. Tacere davanti a un caso che scuote l’opinione pubblica nazionale equivale a lasciare disorientati i cittadini e a esporre un’intera filiera al sospetto.
La Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, Conclude Giorgio Durante: “è uno dei simboli agroalimentari della nostra regione. Difenderne la reputazione significa difendere non solo un prodotto, ma un pezzo di identità collettiva. Il silenzio, invece, rischia di tradursi in un danno irreparabile”.

