di Rossana Battaglia
Spezzano della Sila – La cucina non è soltanto espressione gastronomica, ma memoria collettiva, identità, economia e, soprattutto, una possibile leva di sviluppo per i territori. È questo il filo conduttore emerso dal convegno “La cucina identitaria come leva di sviluppo territoriale”, svoltosi in Piazza delle Fontane a Spezzano della Sila nell’ambito della 15ª Sagra della Cuccìa Spezzanese.
Davanti a un pubblico numeroso e attento, il confronto ha affrontato un tema di particolare interesse per un territorio nel quale le tradizioni enogastronomiche continuano a essere custodite e tramandate. Ne è testimonianza proprio la Cuccìa spezzanese, piatto della tradizione locale che, al di là del suo valore gastronomico, rappresenta un patrimonio culturale capace di raccontare storia, comunità e appartenenza.
Ad aprire i lavori sono stati il presidente del GAL Sila Sviluppo, Antonio Candalise, e il direttore Francesco De Vuono, che ha coordinato l’incontro. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Spezzano della Sila Salvatore Monaco, il dibattito è entrato nel vivo attraverso contributi che hanno analizzato il rapporto fra cucina identitaria e sviluppo da prospettive economiche, agricole, formative, culturali e turistiche.
Particolare interesse hanno suscitato i dati e gli indicatori illustrati dalla ricercatrice di Politica Economica dell’Università della Calabria
e da Rosario Branda, delegato dell’Accademia Italiana della Cucina e assessore alle Attività economiche e produttive del Comune di Cosenza. Numeri che hanno contribuito a delineare le potenzialità di un comparto destinato ad assumere un peso sempre maggiore nell’economia e nel quale territori fortemente caratterizzati sul piano agroalimentare possono trovare nuove occasioni di crescita.
Giorgio Durante, Presidente dell’Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche della Calabria, ha posto l’accento sulla necessità che ogni comunità sappia «coltivare» le proprie tradizioni, non limitandosi a conservarle ma rendendole vive, contemporanee e capaci di generare valore. In questa prospettiva ha richiamato il tema dell’alta formazione agroalimentare, sottolineando come la presenza sul territorio di un ITS Academy specializzato, quale ITS Iridea Academy, possa rappresentare un presidio strategico per formare nuove professionalità, trasferire innovazione alle imprese e accompagnare i processi di valorizzazione soprattutto nelle aree interne. Tradizione e innovazione, dunque, non come termini contrapposti, ma come elementi di una stessa strategia di sviluppo.
Il presidente del Consorzio di Tutela della Patata della Sila IGP, Pietro Tarasi, ha evidenziato l’importanza della salvaguardia dell’agricoltura autoctona e delle produzioni legate al territorio, sottolineando al tempo stesso la necessità di introdurre innovazione nei sistemi produttivi. Una necessità resa ancora più urgente dagli effetti del cambiamento climatico, che impongono nuove conoscenze, tecnologie e capacità di adattamento senza perdere il legame con la vocazione agricola originaria dei territori.
Nel corso del confronto è stata inoltre sottolineata, da Vincenzo Abbruzzese, Terranostra Calabria l’importanza di una più ampia diffusione della cultura agroalimentare territoriale: ristorazione, ospitalità e strutture di accoglienza possono diventare vere ambasciatrici dei luoghi se scelgono di raccontarli attraverso le produzioni, i piatti, i vini e le ricette che ne rappresentano l’identità. Il cibo diventa così parte integrante dell’esperienza turistica e uno strumento attraverso il quale trattenere sul territorio una quota maggiore del valore generato dai flussi di visitatori.
Nelle conclusioni Rosario Branda ha richiamato istituzioni e comunità alla necessità di cogliere pienamente le opportunità offerte dall’economia agroalimentare. Le prospettive di crescita del settore indicano infatti uno spazio sempre maggiore per produzioni di qualità, ristorazione identitaria, turismo enogastronomico e servizi collegati. Restare ai margini di questa evoluzione significherebbe rinunciare a una straordinaria opportunità di sviluppo, soprattutto per quei territori che dispongono già di un patrimonio di biodiversità, saperi, produzioni e tradizioni difficilmente replicabile altrove.
Dal dibattito è emersa così una visione condivisa: la tradizione non deve essere considerata una fotografia del passato, ma una risorsa da trasformare in futuro. Agricoltura, cucina, formazione, ricerca, innovazione, turismo e cultura possono concorrere alla costruzione di economie territoriali capaci di creare occupazione e nuove opportunità per i giovani, contrastando progressivamente lo spopolamento delle aree interne.
A rendere ancora più autentica la serata sono stati la musica e soprattutto i sapori della tradizione. I dolci realizzati con grande maestria dalle donne dell’associazione Donne Insieme, l’immancabile Cuccìa spezzanese e le numerose altre bontà proposte hanno trasformato in esperienza concreta quanto discusso durante il convegno.
Perché l’identità di un territorio non vive soltanto nei libri o nei ricordi: vive nei gesti, nelle ricette, nelle produzioni agricole, nelle persone che continuano a tramandarle e nella capacità delle nuove generazioni di reinterpretarle. Ed è proprio da questa identità che può nascere una parte importante del futuro economico e sociale della Sila e della Calabri

